Capestrano

capestrano

Capestrano, sorge ai margini del Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, è un antico centro medievale fortificato dominato dall’imponente castello dei Piccolomini d’Aragona (o Mediceo, perché il paese fu anche feudo della celebre famiglia fiorentina De’ Medici), attuale sede municipale. Il borgo, mostra unainteressante sovrapposizione di architetture medievali e rinascimentali. L’attuale impianto risale al IX sec., quando Capestrano era in possesso del monastero di San Pietro a Oratorium. Del ricco e potente cenobio, non è rimasto nulla se non, in basso rispetto al paese, sulle verdissime sponde del Tirino, la chiesa abbaziale del complesso monastico, che conserva le forme del XII secolo. La chiesa si presenta con tre navate e tre absidi a pianta circolare le navi sono divise da sette arcate a sesto tondo su pilastri a sezione quadrata. Nel 1100 fu arricchita dal monumentale ciborio. L’abside centrale conserva preziosi affreschi risalenti all’inizio del XII sec., raffiguranti il Cristo Redentore tra gli evangelisti e i vecchi dell’apocalisse. Nella parte inferiore troviamo in nicchie la raffigurazione degli abati in preghiera. Nel mezzo della facciata, che non presenta uno stile ben definito, si trova l’ingresso principale, composto di due stipiti a filo di muro sormontati da capitelli poco sporgenti. Su di esso è poggiato un liscio architrave monolitico recante l’iscrizione del 1100. Il tutto è sormontato da un doppio arco di scarico riccamente decorato, nel cui interno è dipinta la figura di S. Pietro. La facciata esterna è contraddistinta da una curiosità enigmatica, un blocco di pietra reca incisa una scritta composta da cinque parole sovrapposte: rotas opera tenet arepo sator. Si può notare che la stessa frase può essere letta in tutti i sensi: da sinistra e da destra, dall’alto e dal basso. Il quadrato fu inserito durante i lavori del 1100 e rappresenta sicuramente un simbolo magico della mistica medievale, ma molti studiosi non credono sia un’unica frase di cinque parole, preferiscono intendere la seconda parte (arepo sator) come la lettura alla rovescia della prima ed interpretando pertanto la ripetizione: sator opera tenet – tenet opera sator, ovvero il “ Creatore ricorda le opere” – “ tiene a mente il tuo operato”. Peraltro, con le lettere suddivise da una immaginaria croce greca centrale si ottengono due volte le parole pater noster.

La piazza principale del paese è dominata dal Castello Piccolomini, che prende il nome dai feudatari che lo edificarono nel Quattrocento, piantato direttamente sulla roccia del monte, ristrutturato alla fine del Seicento, come attestano le iscrizioni incise sulle bocche da fuoco dei cannoni, quando il paese era feudo dei Medici di Firenze. Nella costruzione furono evidentemente sfruttati gli appigli del terreno perciò esso presenta un andamento irregolare. L’edificio residenziale ha la forma di una “L” con il lato maggiore rivolto sulla piazza del paese. Questa, fu la parte maggiormente difesa dai costruttori in quanto non aveva aperture, ed era protetta da un fossato. Con il restauro del 1924 venne realizzato l’attuale ingresso e furono aperte le finestre per dare più luce ai saloni. Sul lato opposto della piazza era situato il vecchio ed originale ingresso. La struttura dell’antica porta principale e delle mura perimetrali, a prima vista, danno subito l’idea delle difficoltà che i costruttori volevano opporre ad eventuali nemici. Le vie di accesso erano protette da feritoie e bertesche, attraverso le quali la nostra fantasia può immaginare che si riversasse il famoso olio bollente. Protetto da un fossato e da un ponte levatoio, sostituito poi con una scalinata in pietra, si trova l’accesso che porta alla corte patronale, dove è possibile ammirare il pozzo e la bella scalinata che consente l’accesso ai piani superiori. Nel muro che separa le due corti vi è una vecchia iscrizione sepolcrale di epoca romana, essa fa riferimento a Claudio e probabilmente alla Claudia Nova, strada a lui dedicata che attraversava la valle del Tirino. Il castello e tutto il borgo erano abbracciati da una cinta muraria, l’accesso era consentito da 5 porte: Porta Parete, Porta del Sacco, Porta del Lago, Porta la Palma e Porta Castello detta anche Porta la Macchia. Il borgo resistette sia all’assedio portatovi da Fortebraccio da Montone nel 1423 che a quello di Pietro Navarro nel 1528 che guidava le truppe francesi contro L’Aquila. Nell’ultimo restauro del complesso sono stati recuperati due splendidi saloni divenuti oggi centro di attività sociali; vengono utilizzati anche per congressi, feste e manifestazioni culturali. Una delle testimonianze più importanti e significative che, attesta una continuità di stanziamenti fino all’epoca italica, si ha con il ritrovamento del famoso “Guerriero di Capestrano”. La statua fu rinvenuta casualmente nel 1934 durante dei lavori di scasso da Michele Castagna in località “Cinericcio” da cenere quasi ad indicare un luogo di sepoltura. Il guerriero è alto cm. 209 senza la base, ha un curioso copricapo piatto con ampie tese sormontato da un cimiero, porta una maschera su volto e ha le braccia ripiegate sul ventre secondo un rituale che si ritrova spesso in figure di corredi tombali di epoca italica. Sul petto e sulla schiena sono visibili due dischi a protezione del cuore (kardiophylax) tra le braccia stringe un’ascia ed una spada, sulla cui impugnatura sono incise figure umane e di animali. La statua è sorretta da due pilastrini, sui quali sono incise due lance, uno di essi presenta un’enigmatica iscrizione di tipo osco-umbro arcaico, “MA KUPRI KORAM OPSUT ANANIS RAKI NEVII” il cui significato potrebbe essere, secondo Fulvio Giustizia “me bella immagine fece Ananis per il re Nevio pomp[ule]io. Attualmente la statua è esposta al Museo Archeologico Nazionale di Chieti. Poco distante dal paese, sorge il convento di San Giovanni, il complesso fu costruito nella prima metà del Quattrocento, ma le sue forme attuali risalgono alla metà del Settecento, quando divenne Regio Convento, direttamente sotto la protezione dei Borboni. All’interno della struttura la biblioteca storica che contava più di 4.000 pezzi tra volumi e manoscritti, la più grande dell’Ordine francescano in Abruzzo. Un museo conserva oggetti appartenuti al Santo: il mantello, il bastone, i sandali e la bibbia di pergamena del XV sec. contenente miniature raffiguranti i profeti, regalata a San Giovanni da Papa Callisto III. Si conservano inoltre arredi sacri di grande pregio: calici in argento e una croce processionale del 1700, il busto argenteo del Santo donato al convento da Cosimo III dei Medici nel XVIII sec., un quadro databile al 1740/41 attribuito a Vincenzo Damini pittore veneziano. Il documento più antico conservato è una bolla di Urbano IV datata 18 aprile 1262. Invece, nella piazza principale del paese, è conservata una parrocchiale in stile barocca del Seicento a tre navate, intitolata a Santa Maria della Pace, al suo interno si trovano acquasantiere marmoree risalenti al XVIII sec., terrecotte policrome, un pulpito ligneo e la tomba, del 1498, del Duca D’Amalfi, Alfonso Piccolomini; all’esterno uno splendido campanile settecentesco con cupolino a cipolla; nel centro storico la parrocchiale di San Nicola e, poco distante dalla casa natale di San Giovanni, la chiesa di Santa Caterina. Oltre alle chiese menzionate, la presenza di molti palazzi patrizi, di stile barocco appartenenti alle famiglie Cataldi, Capponi, Carli e Tecca.

Informazioni utili
Comune: Piazza del Mercato 1, 67022 Capestrano AQ
internet: www.comunedicapestrano.it
Telefono: 0862 95227
Fax: 0862 954251
Carabinieri: Tel. 0862 95214
Guardia medica: Tel. 0862 959285
Farmacia: Tel. 0862 95230
San Pietro a Oratorium: è possibile visitare la chiesa chiamando il 349 5407560

Manifestazioni ed eventi
San Giovanni, 13-15 maggio
Sagra della trota, 11-12 agosto
Sant’Antonio e Sant’Emidio, 23 ottobre
Sagra di prodotti tipici, 31 ottobre
La bettola (fiera degli animali), 31-1 novembre
Fiera in loc. San Giovanni, 1-2 novembre